Alla ricerca di un consenso mistico-politico: riflessione di Don Geremia Acri Direttore della Casa di Accoglienza Santa Maria Goretti e Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria.

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“MA IO VI DICO: NON GIURATE AFFATTO: NÉ PER IL CIELO, NÉ PER LA TERRA”

Il Vangelo e il Rosario sono da secoli la luce che illumina, milioni di credenti cristiani in ricerca di Fede e Verità. Un cammino lungo, irto e faticoso, che interpella le coscienze per diventare persone credibili e sante.
Dobbiamo ricordare, tutti, che il Vangelo e il Rosario dovrebbero essere veicoli di riflessione sapienziale e visione profetica per costruire comunità, città e paesi di pace e convivialità nelle differenze. Quella sapienza e profezia, che aiuterebbe a penetrare le apparenze sociali e andare al cuore dei problemi e soprattutto delle persone e provare ad intraprendere un percorso di sovranità umana, di bene comune, di giustizia sociale.
Conturbante il numero dei Santi italiani sia beatificati che canonizzati. Ma qualche giorno fa qualcuno in piena campagna elettorale ha giurato sul Vangelo e il Rosario per avere un consenso mistico politico sui cristiani cattolici italiani mentre nello stesso tempo grida odio, morte e sterminio di uomini, donne e bambini davanti a Dio. Un episodio che non può passare inosservato, perché l’itinerario spirituale cristiano esige innanzitutto coerenza e rettitudine morale.

Difatti sono state pronunciate parole fiacche di senso e veridicità, perché bisogna ricordare a tutti che Gesù, nel Vangelo di Matteo, cap. 25, il cosiddetto “Discorso Escatologico”, così definisce la il senso della nostra vita e l’atteggiamento da tenere verso la vulnerabilità delle persone in stato di forte povertà ha detto:
“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,31-39).

Da tanto tempo si auspica, che la politica italiana ritorni vivamente ad essere mossa da principi evangelici e giaculatorie di orazione per ridare un’anima comune e spirituale al nostro Paese sempre più in preda ad un sistema disumano e violento. Per fare questo però i politici di oggi devono conoscere molto bene il Vangelo e il Rosario e sapere che applicarli costa un prezzo molto alto, in dolori di coscienza e in tumulti, che squassano le viscere.
Difatti. se si conoscesse il Vangelo, certe azioni plateali e blasfeme non si farebbero: è nel medesimo Vangelo di Matteo che Gesù esorta ad tenersi ben lontani da qualsiasi forma di giuramento:
“Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Matteo 5,33-37).

Un tempo G. Dossetti, un grande uomo di fede che fu prima politico e poi monaco, definiva i veri politici “liturghi di Dio”. Ovvero politici, che sanno celebrare una liturgia di onore e gloria a Dio e ai poveri, agli emarginati e agli esclusi, operando nel solco della Verità, della Giustizia e della Bellezza. Ecco non ci resta che sperare in una proliferazione di politici santi (santo=colui che è giusto) e beati, che sappiano toccare e sanare, come faceva il Maestro, questo paese lacerato da un’ipocrisia cristiana dilagante. E per quanti si vantano di essere cattolici impegnati in politica, per lo meno dovrebbe bastare quanto affermava San Giovanni Bosco per i suoi ragazzi, quando li invitava ad essere semplicemente: “Buoni cristiani e onesti cittadini”.

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